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by Viking
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Ammetto di essere un po' perplesso, perché mai e poi mai mi sarei aspettato di rivedere all'opera gli abruzzesi KeeN senza una vera etichetta alle spalle. Dopo aver preso visione del curriculum (I-Tim tour, concerto spalla a Marylin Manson nell'ultimo tour) e aver valutato l'ultimo splendido ep 'Dying Life', già ero lì che mi immaginavo tutte le linee telefoniche di Sulmona intasate dai cellulari dei migliori talent scout, italiani e non. Ed invece, dopo un anno circa rieccoci con otto pezzi nuovi di zecca e fatti in casa, sempre all'insegna di un metal elettronico dal forte feeling melodico. I punti di riferimento sono più o meno sempre gli stessi, e tra il Marylin Manson meno luciferino e i Kovenant, stavolta è l'influenza dei sempre più celebri Rammstein a fare di 'Dramas In Formaldehyde' il lavoro più metallico dei cinque. All'interno della title-track e della successiva 'I Don't Care' potrete infatti riconoscere un'intera cascata di spunti Rammstein-iani: dai ritornelli al break preso direttamente da 'Feuer Frei!' ('Dramas In Formaldehyde'), passando per le solite martellate ritmiche e le sottili trovate elettroniche. L'effetto deja vù c'è, ma non riesce a guastare nemmeno il tentativo da parte di Critz di avvicinarsi a quell'inconfondibile tocco monolito che caratterizza il lavoro dei mitici panzer tedeschi. L'ho già detto una volta che i ragazzi sanno il fatto loro, e adesso mi vedo costretto a ripeterlo con ancora più forza. Prendete questo 'Dramas In Formaldehyde': se non è un full-lenght a tutti gli effetti, ci manca davvero poco. Non resta perciò che inchinarsi dinanzi a queste otto canzoni, racchiuse all'interno di un packaging curatissimo e sospinte da una produzione di buonissimo impatto, ma ancora migliorabile (batteria in primis). La qualità dei pezzi non è in discussione: dopo le prime tedescate il disco cresce in modo inesorabile con l'elettronica arrembante di 'Stuntman' e 'Dead In Vain', l'anthemicha 'Step By Step', e 'Lost My Pride' dove ritroviamo l'approccio dei Rammstein e la vena dark-goth peculiare dei KeeN, in un cocktail esplosivo che tracima nel sorprendente assolo di Critz. E' comunque in chiusura che i KeeN ci deliziano con quanto di meglio abbiano mai scritto fino ad ora, confermandosi ancora una volta straordinari sui lenti: 'Can Feel' ha quella partenza da soundtrack che solo un miglioratissimo Shirley (nei puliti, il suo screaming invece stenta qua e là) poteva condurre con classe fino ad un riff sensazionale e alle dinamiche geometriche di un pezzo che chiunque vorrebbe aver scritto. Il magnifico finale lo lascio a voi, e a tutti quelli che supportano la florida scena electro-industrial tricolore. Italians do it better!

Vote: 85 / 100

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