FLASH MAGAZINE
by AV
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PER CHI ASCOLTA - Industrial Metal, EBM, Marilyn Manson e Deathstars

Sorprende trovare ancora alle prese con l’autoproduzione un gruppo professionale come i Keen dopo i grandi riscontri di “Dying Life”, tanto più che “Dramas In Formaldehyde” non mostra certo un calo d’ispirazione, anzi. Il gruppo conferma tutta la sua abilità nel songwriting e nelle scelte sonore, crescendo anche in quanto a personalità. Ad esempio il fantasma dei Rammstein è parecchio più sfumato (ma non nel riff di “Lost My Pride”!), col cantante Shirley che amplia la sua gamma interpretativa oltre il vocione di Lindeman, anche correndo il rischio di riavvicinarsi all’imprinting mansoniano. Molto vicina al buon Marilyn l’attitudine di “I Don’t Care”, che al di là di un testo banale mostra compattezza ed orecchiabilità. Proprio questa abilità nel trovare i ganci giusti è l’arma vincente del gruppo, che dà il meglio di sé nella danzereccia “Step By Step”. Ancora forte infatti la traccia EBM, con quei synth deliziosamente tamarri che spuntano per ogni dove, soprattutto nel caso di “Stuntman”. Ma che il gruppo non se la giochi solo sull’impatto è dimostrato dalla title-track, ambizioso quanto riuscito tentativo di cyber-gothic epico e sontuoso, che vale come promettente spunto di una possibile evoluzione futura. Come già “Sleeping Beauty”, anche “Can Feel” ha buoni momenti ma tende troppo alla retorica. Ciò non sminuisce il valore di un gruppo che ben persegue una via alla contaminazione metal data per tramontata troppo presto, e che in Italia aveva già dato buoni frutti coi Death SS dell’era “Panic”. I Keen meritano di affermarsi anche oltre la cecità delle etichette discografiche. (AV)

MASSIMA ALLERTA - Il tiro irresistibile di “Step By Step”
COLPO DI SONNO – La lunga ballad finale

80/100

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